L’impatto del Covid sul consumo di prodotti ortofrutticoli.
Il report dell’OERSA sulle abitudini dei consumatori negli ultimi mesi.
È ufficialmente iniziata la stagione più generosa per quanto riguarda la produzione di frutta e verdura. Il caldo porta con sé un’abbondante quantità di nuovi prodotti provenienti in gran parte dalla filiera locale e nazionale.
Questo è di norma il periodo in cui i rivenditori riescono ad ottenere i guadagni migliori, avendo grandi quantità di prodotti a disposizione e una richiesta maggiore da parte dei consumatori.
Tuttavia, quest’anno è iniziato in maniera molto particolare, la quarantena ha inciso sui comportamenti dei consumatori e – di conseguenza – sulle vendite. Ci siamo quindi chiesti quanto questo periodo abbia realmente influito sul mercato della vendita ortofrutticola. A risponderci sono stati i dati raccolti dal CREA Alimenti e Nutrizione, organo coordinatore dell’OERSA (Osservatorio sulle Eccedenze, sui Recuperi e sugli Sprechi Alimentari) che ha portato avanti un’indagine di mercato apposita con l’intento di fotografare eventuali modifiche nel mondo dei consumi di frutta e verdura durante il lockdown.
È emerso che nonostante sia aumentato il consumo di cibi industriali, una grossa fetta del tempo libero a disposizione di una cospicua parte della popolazione italiana, sia stato speso in cucina.
Questo periodo è stato l’occasione per sperimentare nuovi cibi (40% degli intervistati) e nuove ricette (31%), migliorando le proprie abitudini alimentari (24%) e maturando abitudini ecosostenibili (fare la raccolta differenziata 86%, conservare e consumare alcuni alimenti acquistati in eccesso 83%, oppure mangiare tutto, inclusi gli avanzi 80%).
Una maggiore attenzione nella scelta degli alimenti, ha portato a prediligere prodotti locali,
naturali e sani.
“Pur con i limiti di un questionario auto-riferito e con un campione opportunistico – spiega Laura Rossi, ricercatrice CREA Alimenti e Nutrizione e coordinatrice OERSA – si può osservare che le limitazioni imposte dalla quarantena non hanno avuto effetti totalmente negativi sull’alimentazione e sullo stile di vita del campione in esame. A fronte dell’aumento di comfort food (dolci), abbiamo però anche maggiori quantità di frutta, verdura e soprattutto legumi. Si tratta in realtà di dati che sono in linea con quelli sulla spesa degli italiani nel primo trimestre del 2020. E che indicano che il tempo trascorso in cucina è stato orientato alla preparazione di piatti con ingredienti salutari.”
“Più in generale – continua la Rossi – si conferma l’attenzione degli italiani ad una gestione attenta del cibo che va da evitare gli sprechi all’impegno nel fare la raccolta differenziata. L’approvvigionamento di cibo non sembra essere stato un problema e l’attitudine alla spesa si è rivolta anche verso alimenti nuovi” […].
Ecco quindi che se da una parte è diminuita la frequenza con cui i consumatori si recavano presso i punti vendita e nonostante la chiusura temporanea di alcuni mercati rionali, vi è stata una maggiore attenzione nella scelta degli alimenti, che ha portato a prediligere prodotti locali, naturali e sani, unico aspetto positivo di quel terribile periodo che sembra si stia, finalmente, allontanando.
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